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Numero 9 del 2009

Dialoghi impossibili


Foto: Dialoghi impossibili
PAGINA 45

Testi pagina 45

Georgina Castro Küstner, direttricegentile e vivace del Teatro Alegre,
ha appena concluso il festival interna-
zionale di teatro di figura "Immagini
dell'interno", che con marionette, burat-
tini, ombre e diavolerie artigianali ha
portato spensieratezza, divertimento e
soffi di poesia in piazze, cortili, chieset-
te e teatrini di Pinerolo, nella provincia
torinese. Dal 22 al 29 settembre sarà
ancora lei con il suo compagno di vita e
di arte Damiano Privitera ad assumere
la direzione artistica della sezione "Pie-
monte dal vivo" al Festival Mondial des
Théâtres del Marionnettes di Charlevil-
le-Mèsières, la più importante manife-
stazione internazionale di un genere
teatrale delizioso e poco conosciuto.
Prima di questa vetrina tutta pie-
montese in Francia, il festival molto
corposo di Pinerolo, come l'ha la-
sciata?
Sono molto soddisfatta. Ammetto di
non aver visto tutti gli spettacoli in pre-
cedenza. Ma sono piovute belle sorpre-
se, come "Ragazza seria conoscerebbe
uomo solo max 70enne" di una ragazza
di Torino, Carla Crucci, che si è rivelata
fantastica nella sezione giovani. E an-
che belle conferme, come i lavori del
gruppo argentino El Chonchon, forse il
migliore.
Dopo alcuni spettacoli pregevoli,
siete diventati impresari...
La frequenza delle creazioni si è dira-
data, per gli impegni organizzativi e la
realizzazione di un teatro tutto nostro.
Due anni fa, inseguendo questo sogno,
abbiamo puntato su un vecchio magaz-
zino privato nel pieno centro di Pinero-
lo, a due passi da casa nostra. Final-
mente abbiamo uno spazio per il nostro
lavoro, tutto nuovo, in un cortile d'epo-
ca: un teatro, un salone sovrastante e
un miniappartamento di fianco per alle-
stire gli uffici. Mentre per il Festival ab-
biamo il sostegno di enti pubblici e ban-
che, in questa impresa abbiamo agito in
autonomia totale, ci siamo buttati con
un po' di incoscienza, senza l'aiuto di
nessuno, caricando tutto sulle nostre
spalle, con un contributo regionale da
restituire entro quattro anni.
Lo spazio, grazioso e accogliente, lo
avete chiamato Teatro del Lavoro.
Non è un nome un po' severo per il
genere?
Si è voluto precisare che questo me-
stiere da tutti creduto divertente richie-
de un impegno intenso, individuale e
collettivo. Lo dimostra anche il loro la-
boratorio, gremito di stupende figurette
realizzate a mano e in attesa di animar-
si al primo tocco: un angolo magico do-
ve tutti si cimentano, se lo vogliono, e si
impadroniscono di qualche segreto del
mestiere.
A quali compiti siete addetti, voi due
insieme da un ventennio e genitori di
tre belle figlie, dotate di talento arti-
stico e musicale?
A me tocca il coordinamento, nei fe-
stival, dell'ospitalità di tanta gente. Noi
siamo i soli ad invitare le compagnie
durante tutto lo svolgimento. Gli artisti
alloggiano tutti insieme in una foreste-
ria, fanno belle tavolate, assistono agli
spettacoli. Si crea una comunità allegra
e compatta. Contribuiscono i volontari
del servizio civile europeo che ci ha for-
nito cinque giovani: una coreana, una
statunitense, un inglese e due turchi.
Della cucina si è occupata la nostra
amica marocchina Najat.
Qualche delusione?
Lo devo dire: le stanze lasciate alla
cura dei volontari dopo le partenze era-
no in condizioni deplorevoli. Peccato.
Ho due figlie nelle orchestre giovanili
che girano il mondo e anche lì c'è la
stessa incuria.
Questi artisti tendono a vestirsi in
modo un po' dimesso e
sbrindellato.
È vero, forse perché spesso
si deve montare, smontare,
caricare, sedersi in terra.
Quando hai scelto questo
lavoro? Lo rifaresti?
Me lo sono trovato per ca-
so a Barcellona, dove venten-
ne ho lavorato due anni in
una compagnia. Lì ho cono-
sciuto Damiano, un pinerole-
se d'origine siciliana. Siamo rimasti in-
sieme e dividiamo i compiti: a me spet-
ta la scelta delle compagnie, i contatti,
l'organizzazione, progetti.
A lui competono la costruzioni delle
scene, dei burattini, la regia degli spet-
tacoli, la scrittura, la grafica, la scelta
dei titoli, sempre immaginifici: Immagi-
ni dell'interno, La terra galleggiante, Il
teatro del lavoro.
La crisi, la famosa crisi vi ha rag-
giunto?
Non abbiamo dovuto apportare mo-
difiche sostanziali.
Dal teatro di figura si può trarre so-
stentamento?
Sì, non grandi ricchezze, ma abba-
stanza per vivere e comprarsi una casa.
Magari anche due. Ma porta allegria.
Che il teatro di figura sia un'arte e un
lavoro che va diritto al cuore e lì si in-
sedia, lo conferma anche Sandra, una
ragazza di Bologna, folgorata da questi
linguaggi durante i suoi studi all'Acca-
demia delle Belle Arti. Con l'amica Ste-
fania hanno costituito Nasinsù, un'im-
presa piccola ed efficiente animata da
personaggi buffi ed espressivi, pieni di
anima, che concentrano nei loro corpi-
ciattoli strampalati gli stupori, le imma-
ginazioni dei bambini ma anche le emo-
zioni dei grandi che hanno conservato
un cantuccio infantile.
noidonne settembre 2009 45
Teatro del Lavoro
Intervista a Georgina Castro Küstner
Mirella Caveggia
uno spazio traboccante
di stupende figurette in attesa
di animarsi al primo tocco


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