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Numero 9 del 2009

Dialoghi impossibili


Foto: Dialoghi impossibili
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Testi pagina 31

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nello stesso tempo, prendersi cura delle
persone: "È molto facile curare una per-
sona, dice la Stepanova, quando la sua
anima é aperta e piena di gentilezza,
perché avviene un miracolo. La sua
stessa bontà ritorna a lei come il rifles-
so di uno specchio". Purtroppo, aggiun-
ge, "negli ultimi anni c'é stato un tenta-
tivo di separare l'individuo dalla sua
spiritualità e, di conseguenza, molte
persone hanno perso la propria anima".
Savoniha è una 'vecchia credente' di
95 anni, che vive nel cuore della Siberia
centro-meridionale indicata sulla map-
pa come la repubblica autonoma degli
Altaj. Qui, oltre tre secoli fa, trovarono
rifugio gran parte dei 'vecchi credenti'
(starovery), che alla fine del Seicento
non accettarono la riforma liturgica del
Patriarca di Mosca Nikon e furono, per-
ciò, perseguitati come scismatici dagli
zar e dalle autorità ecclesiastiche. Alcu-
ni loro discendenti abitano ancora que-
sta landa dalla bellezza incontaminata.
Savoniha è stata testimone della cam-
pagna antireligiosa di Stalin durante la
quale perse suo padre, uno dei principa-
li rappresentanti dei 'vecchi credenti' si-
beriani. Ma, come dice lei stessa, ha po-
tuto guarire la sua anima ferita attra-
verso il perdono: "Il perdono mi ha per-
messo di godere dell'autunno della mia
vita. I1 perdono non é semplicemente
una parola, una preghiera che si pro-
nuncia con le labbra, ma é qualcosa che
si deve interiormente acquisire. Il perdo-
no mi ha resa libera: ogni cosa ha preso
una forma meno distinta, ogni pensiero
é divenuto più leggero e, passando dal
cuore, non ferisce più i miei sentimenti.
(…) Dobbiamo essere tutti buoni e non
trascurare gli altri. Dobbiamo imparare
a scusarci con il nostro prossimo e a ser-
vire la vita così come si presenta. Invia-
re amore incondizionato, perché l'amore
è la forza più potente. I profeti hanno
detto il vero: dov'é il paradiso? Questo é
il nostro paradiso!".
Vera Sajina, Baazan Tulushovna e
Ai-Tchourek Ojun (Cuore di Luna) sono
sciamane di Tuva, un'antica terra che si
estende dalla gelida foresta siberiana
alla Mongolia. Esse sono depositarie de-
gli antichi insegnamenti che per secoli
hanno scandito la vita nella taiga sibe-
riana. Tuva è, infatti, una regione di
sciamani e cantori che fanno uso degli
armonici del suono. L'alta catena mon-
tuosa del Sajan la protegge mantenen-
dola pura e selvaggia. I tuvini amano la
natura e vivono in armonia con essa, te-
mendo l'ira dei potenti spiriti delle mon-
tagne. Dice Ai-Tchourek: "Per entrare in
contatto con gli spiriti delle montagne e
per fare loro piacere cantiamo alla ma-
niera tradizionale usando gli armonici;
le nostre melodie sono nate contemplan-
do la vita, i suoni della natura, il canto
degli uccelli, il fischio del vento nella
steppa, le correnti che passano per le
gole di montagna". "Da quando ho ac-
cettato il mio destino di sciamana, af-
ferma 'Cuore di Luna', gli spiriti dei miei
antenati mi hanno insegnato l'origine
cosmica dell'uomo e della natura, e mi
hanno parlato di nostro padre l'Eterno
Cielo Blu e di nostra Madre Terra. Dedi-
co la mia vita al popolo gentile di Tuva
che vede in me una poetessa e una sa-
cerdotessa, una guaritrice e un'indovi-
na, una maestra e un'amica, ma sopra-
tutto vede in me il legame tra l'uomo e
Dio". Ancora bambina, 'Cuore di Luna',
che appartiene alla stirpe Deer Ukttut
Cham Yzyguurlut Calama, sente i rac-
conti di pietre antichissime, ode i mes-
saggi che le invia il vento e si perde nei
tramonti del sole. Sono il disvelarsi di
antichi segni della forza sciamanica.
Anche la madre è una discendente degli
sciamani celestiali. Gli sciamani di Tu-
va hanno lignaggi diversi: ci sono gli
sciamani celestiali, che provengono dal-
le sirene della steppa o della tajga, ci so-
no gli sciamani delle acque e quelli che
si accostano agli spiriti dei demoni per
conoscere la sorte delle anime dei morti.
Tutti loro hanno un compito comune:
aiutare le persone. Per fare ciò si servo-
no del linguaggio segreto degli animali,
del canto diafonico 'khoomei', del tam-
buro e del viaggio estatico, della fumi-
gazione con il ginepro della tajga 'ar-
tish'. All'inizio degli anni '90, Ai-Tchou-
rek Ojun, dopo un periodo trascorso
lontano dalla sua terra natia, ritorna a
Tuva, dove viene riconosciuta come
grande sciamana dal suo popolo. Lavo-
ra instancabilmente alla Dungur So-
ciety (Dungur è il tamburo sciamanico)
di Kyzyl (capitale della repubblica tuvi-
na) per portare aiuto ai malati, racco-
glie attorno a sé un gruppo di giovani e
percorre in lungo e in largo il paese per
contribuire alla rinascita dello sciama-
nesimo tuvino. Di villaggio in villaggio,
ricostituisce i legami con gli Spiriti pa-
droni dei luoghi, innalza, infaticabile,
delle ovaa (altari sciamanici) consacra-
te agli Spiriti della Terra ed, infine, in-
terpreta il futuro attraverso i Kuvaanak,
un antico metodo di divinazione tuvina
basato sulla lettura di 41 pietre cariche
del magnetismo che deriva loro dalla
Madre Terra.
“Come sciamana sono obbligata dagli Dei ad aiutare
gli uomini e a questo scopo ho ricevuto il dono della
visione, la possibilità di comunicare con gli Spiriti
e la capacità di curare” (N. Stepanova)


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