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Numero 9 del 2009

Dialoghi impossibili


Foto: Dialoghi impossibili
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Testi pagina 18

Le motivazioni del tanto parlare degliultimi anni in merito alla conciliazio-
ne vanno ricercate in una maggiore con-
sapevolezza dei ruoli maschili e femmi-
nili, nella massiccia entrata delle donne
nei lavori, nel cambio generazionale av-
venuto nella massa di lavoratrici e la-
voratori di riferimento. Lavorare non so-
lo per contribuire, ma per esserci, per
crescere, per realizzarsi pur non venen-
do meno nell'esser madre o padre, figlia
o figlio.
In un periodo di espansione c'è stato
anche un tempo per sperimentare quan-
to idealmente introdotto nella normati-
va nazionale.
Non entreremo nella controversia dei
numeri della crisi, ritenendo utile qui
analizzare come la sola percezione di
difficoltà future abbia di fatto modifica-
to le priorità delle attenzioni che donne
e uomini pongono alla loro realtà lavo-
rativa.
Oggi molto spesso, nelle realtà di
ascolto delle donne che parlano di diffi-
coltà sul lavoro, ci troviamo con perso-
ne timorose di far valere i propri diritti
pur di non incorrere nella disoccupazio-
ne. A fronte della recente crisi economi-
ca attuale che lascia a casa in preva-
lenza i lavoratori maschi fino ad ora
presenti nelle posizioni forti (anche in
termini di salario), in una recente inter-
vista a Chiara Saraceno veniva chiesto
se anche da noi - così come in Gran Bre-
tagna - non si stesse andando verso il si-
stema di female breadwinner, ovvero si
stesse andando verso un cambiamento
di modello sociale in cui saranno le
donne a percepire il reddito più alto o
l'unico reddito della famiglia. Del resto
era già successo nella crisi del '29 quan-
do negli USA venivano licenziati uomi-
ni e assunte le donne, perché costavano
meno.
La studiosa rilevava che questo feno-
meno non dovesse esser visto come una
vittoria per la parità, perché ciò non è
indicativo di un grande successo. A
fronte dei licenziamenti degli uomini in
posizioni maggiormente retribuite, que-
ste non vengono di fatto reintegrate con
l'altro sesso.
Infatti a fronte dei licenziamenti di
manager, le assunzioni effettuate avven-
gono per i call center, o nei servizi di pu-
lizie. Inoltre, il cambiamento di modello
avviene perché le cose "non vanno be-
ne". Il female breadwinner c'è "nel caso
di una ragazza madre, oppure perché il
padre ha perso il lavo-
ro. Il modello ottimale,
in realtà, è quello in cui
entrambi possono esse-
re breadwinner ed en-
trambi si dividano il la-
voro di cura".
"Più che altro la crisi
persuaderà forse un nu-
mero crescente di donne
che è bene che stiano
nel mercato del lavoro,
senza delegare i compi-
ti di procacciamento di
reddito ai mariti. Per-
ché anche i mariti pos-
sono perdere il lavoro;
oltre al fatto che anche
i matrimoni possono finire. Quindi inco-
raggerà ulteriormente il modello dual
earner".
Occorre poi ricordare che in Italia,
ma anche nel Regno Unito, "le donne so-
no particolarmente vulnerabili perché
sono più concentrate nei contratti di la-
voro atipici, che non richiedono neppu-
re un atto di licenziamento".
Settembre ci consegna una misura-
zione più precisa della dimensione della
crisi, e il problema della conciliazione
rimarrà meno dibattuto, ma presente.
Probabilmente, così come nel nostro
sondaggio, il 14% continuerà a pensare
che la soluzione andrà trovata indivi-
dualmente ("così almeno il problema lo
risolvo"), il 5% caldeggerà un'entrata in
campo delle associazioni e del volonta-
riato in modo da poter usufruire di ser-
vizi meno cari, così come un altro 5%
affermerà che "pur di tenere il posto di
lavoro occorrerà arrangiarsi".
Ma per la maggior parte di chi ha ri-
sposto (76%) proprio questo momento
di difficoltà potrebbe essere foriero di
scelte più azzardate in grado di speri-
mentare a tutto tondo un diverso ap-
proccio sia verso il proprio privato sia
verso il contesto lavorativo.
Verso il proprio privato sperimentan-
do nuove modalità di condivisione del-
le attività di cura, verso nuove forme di
organizzazione che permettano una ve-
ra flessibilità in grado di rispondere alle
esigenze di azienda e lavoratrice/lavo-
ratore.
La sfida richiede coraggio. Coraggio!
Sondaggio di luglio / agosto
Conciliazione in tempo di crisi:
argomento fuori moda? Rosa M. Amorevole
settembre 2009 noidonne18
RAPPORTO ILO 2009
Crisi economica mondiale: è previsto un deterioramento globale del merca-
to del lavoro per entrambi i sessi. Dai dati sull'occupazione globale, nel 2008
le persone lavoratrici erano 3 miliardi: di queste il 40,4% donne, pari a circa
1,2 miliardi. Nel 2009 la situazione potrebbe peggiorare. Per quanto riguar-
da le donne si stima che il tasso di disoccupazione possa arrivare al 7,4%,
contro un massimo del 7% previsto per gli uomini. Le proiezioni per il 2009,
infatti, individuano oscillazioni del tasso di disoccupazione a livello globale
che vanno dal 6,3% al 7,1% (nel 2008 era intorno al 6%, al 5,7% nel 2007)
con una oscillazione per le donne che va dal 6,3% al 7,4%. L'aumento dei
disoccupati al mondo potrà essere compreso tra i 24 e i 52 milioni, di cui le
donne tra i 10 e i 22 milioni. Per risolvere il divario fra generi occorrono al
più presto "soluzioni creative".


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