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Numero 9 del 2009

Dialoghi impossibili


Foto: Dialoghi impossibili
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Testi pagina 23

stima non produce per le donne il giusto
merito in rapporto agli sforzi e sacrifici
attuati.
Al di là dell'iniziativa, particolar-
mente originale, ci sono i presuppo-
sti per sviluppare delle attività im-
prenditoriali?
Tutte le iniziative che il Gruppo
"Donne Impresa" del nostro territorio
realizza fanno parte di un piano più
ampio e proiettato al futuro che ripren-
de anche i temi del riconoscimento e del
merito; queste politiche di sensibilizza-
zione, di valorizzazione dell'operato e
della cultura femminile possono deter-
minare meritevoli opinioni, ma sono an-
che un'attuale strategia per una crescita
economica ed aziendale in un mercato
difficoltoso e altamente competitivo.
Recentemente, il Commissario euro-
peo agli Affari sociali, Vladimir
Spidla, dopo avere ricordato la per-
sistenza del divario retributivo di ge-
nere, ha sottolineato che "le politiche
per le pari opportunità sono parte
della risposta alla crisi economica.
Ha precisato inoltre che abbiamo
fatto progressi reali e che l'attuale
rallentamento economico crea nuove
sfide". A suo avviso che ruolo posso-
no giocare le imprenditrici?
La donna artigiana proprio per la
peculiarità del suo lavoro anche in que-
sta delicata fase sociale ed economica è
orientata e determinata ad uscire dalle
difficoltà con caratteristiche tipicamen-
te femminili come la creatività e la fles-
sibilità, che possono essere tradotte an-
che come ricerca d'innovazione e di
qualità. È spesso affermato da studiosi
ed esperti che le donne sono molto pre-
parate, talvolta più degli uomini, sono
motivate in gruppo, tenaci nel persegui-
re gli obiettivi, ma sul lavoro evidenzia-
no ancora maggiori difficoltà a fare car-
riera, non sono sempre rappresentate ai
vertici. Questi sembrano luoghi comuni
forse superati, invece sono ancora pro-
blemi d'attualità che le imprenditrici ar-
tigiane intendono affrontare, promuo-
vendo una cultura per la visibilità e la
maggiore presenza femminile in tutti gli
ambiti.
Solo il superamento di queste sfide
porterà al duplice successo: il migliora-
mento della questione femminile in ter-
mini occupazionali e capacità di pro-
durre reddito, e la svolta sociale ed eco-
nomica.
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riutilizzare, risparmiare, riorganizzare…
una sfilata di abiti realizzati con materiali di scarto,
spunto di riflessione sulle capacità femminili
Lo "status" dell'arte
Siamo in grado di apprezzare il talento gratuito?
Sembra uno di quei quesiti dalla risposta ovvia: "Ma certo! Anzi, se è gratis tanto meglio, no?".
Oggi l'arte costa cara, un concerto può raggiungere prezzi elevatissimi (allo scorso tour di Ma-
donna l'entrata ai fans era garantita alla modica cifra di 100-120 euro) e se si tratta di teatro, bal-
letto o opera le cifre possono salire ulteriormente. Ma se lo stesso spettacolo ci fosse regalato ri-
usciremmo davvero a gustarcelo o siamo forse arrivati al punto in cui il denaro condiziona perfi-
no i nostri gusti artistici? Quanto conta nella riuscita di una pièce teatrale lo stare seduti su una
poltroncina rossa? Quanto ci interessano musica, coreografia, ritmo e quanto invece il contesto
che i nostri soldi sono riusciti ad acquistare? Arte o status?
Ricordate la storia di Joshua Bell? Si tratta di uno di quegli aneddoti che si leggono sui giorna-
li di tanto in tanto e che sul momento colpiscono il lettore con la violenza di uno schiaffo, poi
però si vanno ad accatastare non si sa dove nei meandri della sua mente e, infine, si dimentica-
no. Ci sono troppe cose a cui pensare e il signor Bell è sicuramente meno rilevante della crisi pe-
trolifera, delle gaffes di un Presidente del Consiglio o dell'Inter che vince il campionato.
Joshua Bell, musicista vincitore di ben due Grammy Awards, fece nel 2007 il "busker", un mo-
do come un altro per dire "suonatore di strada", nella stazione Enfant Plaza di Washington. L'ar-
tista si era vestito in maniera dimessa e si era collocato all'ingresso della metro nell'ora di punta, proprio davanti a un cestino
dei rifiuti. La sua esibizione avvenne tra l'indifferenza di molti. Il fatto che stesse eseguendo alcuni pezzi di Bach fra i più com-
plessi mai scritti con uno Stradivari da 3 milioni di dollari e con grande bravura sembrava passato in secondo piano: dopo un'o-
ra di concerto e migliaia di persone passate senza degnarlo di uno sguardo le mance raggiungevano i 32 dollari, cifra irrisoria
considerando che due giorni prima Bell aveva fatto il tutto esaurito al teatro di Boston, dove i posti erano costati una media di
100 dollari. L'esecuzione di Joshua Bell in incognito nella metro fu organizzata dal Washington Post come esperimento sociale
sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone: "In un ambiente comune ad un'ora inappropriata percepiamo la bellezza?
Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?".
L'apparenza conta e il contesto vale buona parte dei soldi che destiniamo all'arte. Non siamo sempre in grado di riconosce-
re il talento quando si mostra in un palcoscenico atipico, o meglio in un luogo che come palcoscenico non riconosciamo.
Così come Bell hanno fatto altri artisti di nota fama quali Sting. Eppure non credo sia un problema di ignoranza perché il pun-
to in realtà è un altro: siamo abituati male. Il nostro indice di valutazione è diventato il prezzo. Costa poco? Beh, allora non va-
le niente. L'hai pagato una fortuna? Come ti invidio, potessi permettermelo anch'io!
Sarà colpa della crisi economica, tema ormai sulla bocca di tutti e nelle tasche della maggioranza della popolazione. Sì, sarà
la crisi che ci fa ragionare basandoci più sul denaro che sulla sostanza, ormai siamo abituati a fare attenzione al prezzo di ogni
singola merce, ogni servizio, del nostro tempo, di tutto. Ma così abbiamo finito col dare un prezzo all'arte, al talento, alle emo-
zioni. Ebbene sì, potendo scegliere, preferiamo pagare. Oppure sarà la crisi che ci farà cogliere il senso delle cose. Forse allora
anche per la maggior parte delle donne, quelle più legate al dono, verrà qualche riconoscimento vero.
Alessandra Pennello


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