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Numero 9 del 2009

Dialoghi impossibili


Foto: Dialoghi impossibili
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Testi pagina 12

Utenti e operatrici del Centro Anti-violenza per le donne della provin-
cia dell'Aquila vivono la condizione di
sfollate. Tuttavia si continua a lavora-
re: le vittime della violenza maschile,
domestica e non, possono contare sulla
continuità del servizio come riferisce la
coordinatrice del Centro, Orietta Pa-
ciucci.
La mattina del 6 aprile il Centro co-
me luogo fisico non c'era più, come
avete reagito nei giorni successivi?
Scortate dai vigili del fuoco alcune di
noi hanno potuto accedere alla sede e
recuperare, oltre all'archivio ammini-
strativo/gestionale, il materiale infor-
mativo del Centro. Materiale distribuito
in parte presso il coordinamento delle
emergenze psicologiche, servizio della
Protezione Civile istituito in tutte le ten-
dopoli. Il terremoto non ha reciso le no-
stre relazioni, dai luoghi dove siamo
tuttora sfollate, lontane tra noi, ci sia-
mo coordinate telefonicamente. E già
dal 9 aprile abbiamo cercato e rassicu-
rato le tredici donne che avevano ini-
ziato con noi il proprio percorso di fuo-
riuscita dalla violenza. Alcune di loro
erano in tenda con i figli e quel marito,
o compagno, violento dal quale aveva-
no deciso di allontanarsi. Ci siamo an-
che preoccupate di ripristinare rapida-
mente il numero di telefono del Centro a
livello mobile, e, purtroppo, abbiamo
constatato con angoscia che nella tra-
gedia del terremoto le donne subiscono
violenza come e più di prima.
Come e dove si svolgono i vostri in-
contri?
Dal coordinamento telefonico siamo
passate agli appuntamenti settimanali
del mercoledì all'Aquila, chi arriva da
Pescara, chi da Vasto, chi da Villetta
Barrea, chi da Roma, chi da Albano La-
ziale, ci riuniamo nel giardino di un'a-
mica che gentilmente ci ospita.
Dove avvengono le consulenze per le
donne in difficoltà?
Il setting per il supporto psicologico è
uno spazio aperto, una pensilina di au-
tobus, una tenda…dipende. Nonostan-
te i disagi abbiamo potuto sostenere in
particolare due donne migranti con fi-
gli, e grazie alla rete esistente tra il Cen-
tro e le forze di Polizia ora sono in case
e luoghi protetti.
Avete lanciato un appello a livello
nazionale per ricostruire il Centro
Antiviolenza. Quali sono gli esiti a
tutt'oggi?
Hanno già risposto
al nostro appello la rete
italiana delle Donne in
Nero, la Casa Interna-
zionale delle Donne di
Roma, e tante realtà
femminili da tutta Ita-
lia: Vicenza, Roma,
Napoli. Si stanno mobi-
litando anche le artiste,
la pittrice Micaela Seri-
no ha già donato tre
opere di pittura/poesia. Auspico
che la nostra richiesta di solidarie-
tà incontri ancora molti ascolti.
info: Simona Giannangeli 335/8305681,
Valentina Valleriani 328/2424103
centroantiviolenza.laquila@gmail.com
settembre 2009 noidonne12
Centro Antiviolenza “mobile”
Intervista a Orietta Paciucci
Guendalina Di Sabatino
per le vittime di violenza in provincia dell'Aquila si prosegue
l'attività di sostegno. Perché "nella tragedia del terremoto
le donne subiscono violenza come e più di prima"
Ancescao per l'Abruzzo
Oltre 120.000 euro in pochi mesi per
contribuire alla ricostruzione delle
zone colpite dal sisma. Questa la cifra
raggiunta dall'ANCeSCAO (Associa-
zione Nazionale Centri Sociali,
Comitati Anziani e Orti), che ha
avviato tra i propri associati una rac-
colta di fondi.
ANCeSCAO è un'associazione demo-
cratica e apartitica nata nel 1990 che
raccoglie oltre 300.000 socie e soci in
tutta Italia. (www.ancescao.it)
Femminile Plurale
La donna giudice, la vecchia signora, la bambina, la
madre, la badante straniera, Maria di Nazareth, sono le
protagoniste di Femminile Plurale, l'ultima raccolta di
racconti di Maria Teresa Barnabei (Demian Edizioni,
Teramo, 2008). Donne accomunate nell'esperienza esi-
stenziale di genere in un arco temporale vasto dai mil-
lenni alla contemporaneità. Donne che emergono dal
proprio faticoso quotidiano, e in uno spazio mentale
tutto per sé, domandano ognuna a se stessa, all'altro, e
talora drammaticamente all'Assoluto, il senso profondo
del vivere. Il ritmo introspettivo delle parole che conden-
sano pensieri e animano dialoghi scorre in una complessa sequenza meditante che
non concede distrazioni. Il lettore è irrimediabilmente coinvolto dal femminile
indagare nella ricerca di senso che sollecita il rispetto dimenticato di sé e dell'altro
nella riscoperta autentica del valore della solidarietà umana. Vocazione, quest'ul-
tima, di una protagonista sui generis della raccolta, Hobbes: la gatta. (G. D. S.)


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