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Numero 9 del 2009

Dialoghi impossibili


Foto: Dialoghi impossibili
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Testi pagina 19

di madre in figlia
Per la verità, essendo io studentessa, sono gli impegni di
studio a determinare l'organizzazione della mia giornata.
Trovo comunque che sia sempre più complicato incrociare le
disponibilità di più persone, specie se non appartengono ad
un gruppo omogeneo (es. studenti e studentesse della stessa
facoltà).
L'una non esclude l'altra, anzi si completano.
Naturalmente. Il fatto di pensare solo a conciliare gli orari
degli impegni di studio o lavoro con quelli personali non pre-
scinde dal fatto che tu abbia ripartito equamente gli impegni
con altri (marito, ad esempio).
Una buona organizzazione personale, frequentare gente
che non ti fa "disperdere tempo", organizzare la propria atti-
vità razionalmente.
La vedo sia sul piano privato (convivere significa anche
fare insieme, anche le pulizie) sia sul piano lavorativo (ripar-
tirsi il lavoro).
È sempre anche una questione di carattere, anche se mi
pare che tra studenti ci sia una certa abitudine a mettere
insieme le cose. Credo sia quasi naturale, se non hai avuto
una madre che faceva tutto per te dovrebbe essere anche gra-
devole essere alla pari.
Credo che troppo spesso se ne parli in astratto. Credo che
ogni persona debba impostare la propria vita personale e
quella di relazione nel rispetto reciproco. Si fa e basta. Per
questo mi sembra che, in certi contesti, se ne parli molto ma
si combini poco.
Conciliazione e crisi: che soluzioni?
Non sempre. Sicuramente occorre essere molto presenti e
mirate, ma pur brave non sempre tutto procede come previ-
sto. Ci sono momenti, poi, in cui sembra addirittura impos-
sibile: sei in overbooking, cioè ti sarebbero necessarie il dop-
pio di ore in una giornata. In altre fasi della vita, invece,
tutto appare più rilassato.
Entrambe, assolutamente entrambe. Conciliare e basta
significa che mantieni su di te tutta la parte di cura, pur
avendo organizzato meglio la tua agenda. La condivisione è
il giusto completamento di pratiche organizzative e di vita
che ti permetteranno di respirare.
Tante le possibilità. Una su tutte: ripensare l'organizzazio-
ne e la valutazione della qualità del lavoro effettuato. Non
come nelle fabbriche dell'800.
Avere un buon dialogo nel contesto privato, prendere e
dare all'interno delle reti di solidarietà reciproca.
Ho l'impressione che alcuni partano con idee molto chiare.
Certo che in una coppia, ad esempio, se qualcuno deve
rinunciare spesso continua ad essere chi appartiene al gene-
re femminile. Il più delle volte perché ha un salario inferiore,
quindi per convenienza…
Non si è riuscite ad intaccare l'organizzazione del lavoro,
mantenendo spesso orari rigidi. Facendo prevalere la cultura
della presenza a quella del risultato. Forse ne abbiamo par-
lato anche troppo, praticando poco. Però se il tema dovesse
cadere, allora sì che i passi indietro non mancherebbero.
Condivisione e/o conciliazione?
Conciliare i tempi di vita e di lavoro è una pratica possibile?
Quali soluzioni possono esser utili a favorire la conciliazione?
E la condivisione?
I giovani sono più propensi a conciliazione e/o condivisione?
Perché e quale errore è stato fatto, secondo te, per non avere oggi condivisione e conciliazione?
Rosa M. Amorevole Alessandra Pennello
noidonne settembre 2009 19


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