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Numero 9 del 2009

Dialoghi impossibili


Foto: Dialoghi impossibili
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Testi pagina 2

Adolescente, è stata staffetta parti-giana. Ha vissuto il tempo della Li-
berazione e si è impegnata nel PCI. Ha
sempre sostenuto le donne fino al lavo-
ro nell'UDI e poi in 'Noi Donne', dal
1970 al 1984, come presidente della
Cooperativa Libera Stampa che ne era
editrice. Un percorso lungo quello di
Marisa Ombra, ma non esaurito visto
che di recente è stata chiamata alla Vi-
ce Presidenza dell'ANPI. E' da poco usci-
to di Marisa "La bella politica", piace-
vole autobiografia dal titolo poetico e
provocatorio. Quale è la politica 'bella'
e quale quella 'brutta'? Perchè riordinare
ricordi e pensieri proprio oggi? "Ad un
certo momento mi è diventato intollera-
bile lo spettacolo della politica. Ho sen-
tito come una colpa collettiva, quindi
anche mia personale, l'incapacità di in-
dignarsi neppure di fronte a leggi inac-
cettabili in un paese civile. Inaccettabi-
le, poi, l'idea stessa della politica che si
è venuta affermando, e che ha purtrop-
po contagiato anche la sinistra. Penso
alla paura nel prendere posizioni nette
come è avvenuto ad esempio nel caso
Englaro, o all'idea ormai prevalente del-
la politica come carriera. Per chi ha vis-
suto la politica come l'ho conosciuta io,
e milioni di persone, tutto questo è sta-
to ed è insopportabile. Ciò che mi ha
più sconcertato e indignato è il fatto che
la cosiddetta nuova politica sia stata
costruita con un'operazione di stravol-
gimento di alcuni pensieri che sono sta-
ti il fondamento della rivoluzione fem-
minista, con la complicità della televi-
sione. Per esempio: è il rapporto tra pri-
vato e politico, su cui oggi c'è una con-
fusione orribile. Si è assistito al trionfo
perverso del privato sulla politica: il
privato è divenuto un mezzo per avere
successo in politica. L'affermazione di
sé, che aveva il senso per noi donne di
una raggiunta libertà e dignità, è diven-
tata una affannosa corsa al successo,
qualunque cosa si intenda con questa
parola. La scoperta del corpo, che per
noi è stata rivoluzionario, è diventata
uso del corpo, mostrato fra l'altro a dis-
misura ai fini del successo. Perfino la ri-
cerca del proprio sé e del proprio desi-
derio è stata avvilita: penso con tristez-
za a quella ragazza che, intervistata,
ha risposto 'mi sento velina dentro'.
L'arretramento mi sembra spavento-
so anche rispetto alla mia giovinezza,
quando le donne rivendicavano dignità,
come misura del diritto. Un altro moti-
vo che mi ha indotto a scrivere è che mi
pare di non poter concludere la mia vi-
ta senza aver riformulato domande non
fatte o non fatte in modo chiaro e rispo-
ste che sentivo e sento insufficienti su
quel grande fenomeno che è stato il mo-
vimento delle donne a partire dagli an-
ni '70 e sul perchè si sia esaurito. Io non
sono stata una prota-
gonista né di primo né
di secondo piano, sono
una delle tante che c'e-
rano, che pensavano e
che si facevano doman-
de. Mi piacerebbe che
le altre che si sono fatte
e si fanno delle doman-
de le mettessero in
piazza. Vorrei che pro-
vassimo a capire, per
esempio, come è stato
possibile lo stravolgi-
mento dell'idea stessa
di che cosa è una don-
na". Una vita trascorsa
nell'Udi non poteva non sollecitare tan-
ti interrogativi che affiorano nelle pagi-
ne dedicate a questa associazione, che è
stata una forza organizzata e autorevo-
le delle donne. "L'ultimo lavoro che ho
fatto all'UDI è stata la mostra 'Donne
Manifeste' nel 2005, poi ho deciso che
era venuto il momento di prendermi una
vacanza, anche giustificata dall'aver
superato gli 80 anni! Oggi non conosco
bene cosa fa l'UDI e come lo fa.
Posso dire che un'organizzazione di
donne è necessaria. Trovo che la batta-
glia delle donne per affermare la propria
dignità e i propri diritti sia oggi più fa-
ticosa perchè condotta da ciascuna in
solitudine. La mia generazione sa che
lottare insieme non solo è più facile, ma
è anche qualcosa che da gioia e fiducia
in sé". Impossibile non parlare di 'noi-
donne' con colei che ha gestito risorse
economiche e umane per tanti anni.
"E' importante che questo giornale
esista e che resista, è un riferimento per
molte ed è importante che la testata sia
salva. Fare 'noidonne' oggi richiede mol-
to coraggio perchè il mondo delle donne
alle quali si rivolge è un mondo che
guarda indietro, che ha interrotto quan-
do non stravolto il suo rapporto con la
politica. Quindi: coraggio e lunga vita a
'noidonne'". "La bella politica" è uscito
in aprile e sia i commenti autorevoli di
storiche come Anna Bravo (che ha scrit-
to la prefazione) e Anna Rossi Doria sia
le telefonate commosse di tante donne
che vi hanno ritrovato parti della pro-
pria vita confermano la necessità di
confrontarsi su una storia che richiede
ancora molto scavo e riflessioni.
"Qualcuna ha anche
osservato che avrei ri-
aperto un discorso sul
modo di organizzarsi
delle donne soprattutto
dell'UDI. Se questo fos-
se vero mi auguro pos-
sa essere uno stimolo a
riprendere l'intera sto-
ria dell'associazione,
che è molto più com-
plessa di quanto non
possa apparire".
Bene, e 'noidonne'
avrà il piacere di rac-
contare anche questo
futuro, se ci sarà.
settembre 2009 noidonne2
Marisa Ombra
Tiziana Bartolini


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