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Numero 9 del 2009

Dialoghi impossibili


Foto: Dialoghi impossibili
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Testi pagina 21

noidonne settembre 2009 21
In Emilia Romagna sono numerose leesperienze di innovazione organizza-tiva volte a conciliare le esigenze di
uomini e donne nella vita professionale
e nella vita privata e legate ai diversi bi-
sogni di cura riconducibili ai figli, ma
anche agli anziani e ai portatori di dis-
abilità. Più di conciliazione si dovrebbe
parlare di condivisione visto l'obiettivo
di rendere il carico di cura equamente
suddiviso tra uomini e donne. A volte
tali azioni sono state prese unilateral-
mente da medie e grandi aziende, molto
più spesso il sindacato e le donne del
sindacato ne hanno determinato l'ado-
zione anche sotto forma di Protocolli
territoriali. Migliaia e migliaia di donne
giovani, da poco madri, si trovano nel-
la condizione di non vedere rinnovato il
contratto di lavoro e se non si parla di
licenziamenti in termini stretti l'assenza
dal posto di lavoro prende la forma del
mancato rinnovo del contratto che non
è, nella sostanza, cosa molto diversa.
Cgil Cisl e Uil dell'Emilia Romagna han-
no recentemente sottoscritto un accordo
importante, "Un patto per attraversare
la crisi" per salvaguardare un'enormità
di posti di lavoro utilizzando gli stru-
menti offerti dagli ammortizzatori so-
ciali anche oltre ogni interpretazione
possibile, ma che fare per chi non può
usufruire di questa opportunità? Si è
trattato di salvaguardare l'intero im-
pianto produttivo, ma numerosi servizi
pubblici e privati si fondano sull'opera
di lavoratori e lavoratrici titolari di
contratti atipici e che, è il caso della
scuola, a giorni vedranno non riconfer-
mato l'incarico, oppure di donne impe-
gnate in servizi di cura alla persona il
cui disimpegno può determinare il ridi-
mensionamento degli stessi servizi di
cui proprio le donne che lavorano sono
le più dirette fruitrici. Che fare quindi?
Continuare con impegno ancora più vi-
goroso per salvare questi posti di lavo-
ro. La mobilitazione del sindacato, che
ha visto in primo piano l'impegno della
Cgil e delle categorie del pubblico im-
piego Fp e Flc, ha già ottenuto un primo
risultato facendo slittare il termine per
le stabilizzazioni dei precari che era fis-
sato nel 30 giugno. Le procedure previ-
ste non si esauriranno al 31 dicembre
2009, ma nel triennio 2010-2012. Il
Consiglio dei Ministri del 26 giugno ha
dovuto assumere tale decisione anche se
alcune professionalità presenti, tra le al-
tre, in enti di ricerca e nelle Università
non potranno accedere alle decisioni as-
sunte o per vincoli posti al turn over o
per effetto dei tagli finanziari subiti. La
già difficile situazione economica si fa-
rà ancora più preoccupante quando
verranno a scadenza i provvedimenti
insiti nel sistema degli ammortizzatori
sociali. Non resta che prepararsi a un
autunno intenso e impegnativo se vorre-
mo ottenere dal Governo una strategia
compiuta che salvi posti di lavoro. Si ri-
schia di cambiare l'ordine delle priorità
se vorremo, come io credo, salvare l'oc-
cupazione femminile e impegnarci per-
ché l'uscita dalla crisi non ci consegni
una società stravolta dagli avvenimen-
ti. A quel punto, parlare di conciliazio-
ne/condivisione potrebbe sembrare dav-
vero solo un diletto per gentili signore.
*Segreteria regionale Cgil E. Romagna - Responsabile delle politiche di genere
Il linguaggio della prostituzione
coincide col linguaggio
del mercato.
In Italia amiamo molto usare parole che
appartengono ad altre lingue, ci pare
più sofisticato, più moderno usare ter-
mini globali.
Nella primavera scorsa è sbocciata in
maniera prorompente, a livello mediati-
co, ed è entrata prepotentemente nelle
nostre case, la parola "escort".
"Escort" è un termine di derivazione
anglosassone usato per indicare un
accompagnatore o accompagnatrice e
in senso lato: prostituta d'alto bordo.
Asettica, persino accattivante questa
parola, fino a poco tempo fa sconosciu-
ta alla maggior parte delle persone, dà
un tocco esotico a una attività che già
dai tempi dell'antica Grecia veniva e
viene tutt'ora chiamata prostituzione. In
tempi di crisi pare sia un'attività che
"regge". Il mercato pare non risentirne,
anzi sembra sia diventata un mezzo
ormai consolidato per arrivare a dare
e/o ottenere impieghi nei vari settori
lavorativi.
Roberta Tatafiore in "Sesso al lavoro"
descriveva con acutezza, in tempi non
sospetti, il funzionamento che sta alla
base dell'attività di prostituzione. Lo sin-
tetizza molto bene in questo passaggio
che riporto fedelmente: "Il linguaggio
della prostituzione coincide col linguag-
gio del mercato. E il mercato, lo sappia-
mo, definisce merce, offerta, domanda,
congiuntura: gli ingranaggi di un mec-
canismo che fa uso anche di corpi e
anime, che omologa in una pretesa di
parità di rapporti umani disuguali e che
nasconde sotto il termine di reciproca
convenienza l'esercizio dello sfrutta-
mento". La parola "prostituzione" deriva
dal verbo latino prostituere (pro,
"davanti" e statuere, "porre"), indica la
persona che come una merce viene
"posta (in vendita) davanti" alla bottega
del suo "padrone".
Il Mercato rischia di diventare l'unico
"padrone" che regola vite e esperienze
delle persone rimandando così un'im-
magine di anime poco pensanti e di
corpi ridotti a carrelli della spesa.
E allora pensare a una rilettura oggetti-
va e più ampia del significato della
parola, "prostituzione," porta ad andare
oltre al mero significato che viene attri-
buito al fenomeno delle escort, ma
riguarda ambiti ben più ampi, dove
tutte/i siamo nostro malgrado coinvolti
e sfruttati.
…ma se poi il lavoro non c'è?
Conciliare, condividere…
Anna Salfi*
se la crisi economica ci consegnerà una società stravolta dagli
avvenimenti "parlare di conciliazione/condivisione potrebbe sem-
brare solo un diletto per gentili signore"


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