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Numero 9 del 2009

Dialoghi impossibili


Foto: Dialoghi impossibili
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Testi pagina 4

settembre 2009 noidonne4
Viviamo in una continua emergenza, o almeno così perce-piamo le varie questioni che il sistema dell'informazione
ci propone. Dalla sicurezza alla giustizia, dall'etica alle pen-
sioni, secondo il governo non c'è ambito che sfugga all'urgen-
za di interventi normativi o interpretativi su cui prevale il de-
cisionismo sul dibattito. Questa ansia da legiferazione o pro-
nunciamento confonde le idee e mischia in una marmellata
indistinta questioni prioritarie con dettagli propagandistici.
Di fronte alla varietà e complessità degli argomenti difficil-
mente le persone comuni riescono a trovare il tempo per ri-
flettere, per approfondire e, quindi, difficilmente riescono a
capire fino in fondo il senso complessivo di quanto avviene e
il nesso tra un titolo, un disegno di legge e l'ordinanza del sin-
daco. Questo uso improprio dell'emergenza vi è anche per ar-
gomenti che avrebbero bisogno di cautela e ponderazione ol-
tre che di condivisione. E' il caso della scuola. Il tourbillon del
grembiule e del 5 in condotta ha sovrastato questioni ben più
sostanziali per il nostro sistema scolastico e che riguardano i
contributi alle scuole private, i programmi o addirittura il
suo impianto complessivo. Quello che è in discussione, so-
stanzialmente, è il principio di laicità della scuola così come
previsto dalla Costituzione sia per quanto riguarda la tutela
da ingerenze confessionali, sia per l'equilibrio e capacità pro-
gettuale di lungo periodo che solo una scuola organizzata a
livello nazionale può garantire. Invece gli intendimenti go-
vernativi sono segno opposto e, dietro il vessillo dell'autono-
mia, si apre al localismo e al controllo dei singoli istituti sul-
la gestione e sulla didattica. Se l'impianto della proposta
Gelmini non sarà modificato, le conseguenze di questa rifor-
ma saranno di proporzioni storiche e gli effetti disastrosi per-
chè le profonde differenze economiche e produttive tra nord e
sud e tra città e città produrranno distorsioni e frammenta-
zioni irrecuperabili. La scuola, anzi pezzi della scuola italia-
na, non sono più in sintonia con i ritmi, i linguaggi e i temi
che la modernità e la globalizzazione hanno imposto? Bene,
mettiamoci tutti/e, ma proprio tutti/e, a ragionare sul 'come'
e sul 'cosa' va cambiato predisponendoci, se sarà necessario,
ad uno scontro profondo che avrà bisogno della partecipa-
zione e consapevolezza di milioni di persone perchè non ba-
steranno certo i cortei delle avanguardie dell'Onda o le pro-
teste civili di ricercatori precari e frustrati. Sulla scuola o la
maggioranza degli italiani capisce che si gioca il futuro di
questo Paese o la battaglia è persa definitivamente, prima di
tutto sul piano culturale. La dimensione del sistema scolasti-
co riguarda molto le donne in quanto studentesse, madri e in-
segnanti, ma questa massiccia dimensione femminile sinora
non si è imposta come punto di riferimento con una visione
critica di genere. Ma le donne dovrebbero prendere coscienza
della loro forza numerica e del fatto che nulla può cambiare
nella scuola senza il loro consenso. Come lavoratrici della e
nella scuola e come fruitrici dovrebbero mettere competenze e
autorevolezza in questa partita decisiva per la qualità delle
persone e della società negli anni a venire. L'altra carta da
giocare, con una visione critica femminile, sarebbe quella del-
l'irrisione di una maggioranza parlamentare, Ministra com-
presa, che difende le scappatelle di un ultrasettantenne indi-
sciplinato e oltretutto Presidente del Consiglio mentre è in-
transigente con gli studenti e che vanta le maxi-bocciature
come una vittoria sulla 'dilagante immoralità adolescenzia-
le'. Perchè se il nostro Premier fa le corna ad un G8 è giustifi-
cato e se invece a fare altrettanto è uno studente di scuola
media inferiore si becca 5 in condotta e perde l'anno scola-
stico? Per non parlare delle innumerevoli ed infelici sortite dei
leghisti sui meridionali o sugli extracomunitari, che anche in
una scuola di Varese sarebbero state sanzionate con qualche
giorno di espulsione. Il PdL non si preoccupa di spiegare que-
ste contraddizioni e spiega che nella scuola che prefigura ci
sarà il massimo della libertà: delle famiglie di scegliere scuo-
la orari e programmi, degli istituti di assumere o licenziare in-
segnanti e di scegliere i finanziatori, dello Stato di distribuire
soldi a tutti. In tanto caos gli unici a dover 'obbedire e tace-
re' saranno gli studenti, visti come passivi destinatari di un
messaggio educativo repressivo che difficilmente si compren-
de tanto più se contestualizzato in un mondo in cui la dina-
micità e la capacità critica saranno le carte vincenti non per
primeggiare, ma per sopravvivere.
La scuola non è un'emergenza
Cara direttora
Tiziana Bartolini
Metto in rilievo come sia chiara la parola "prostituta", assieme
ai tantissimi spregiativi tipo "zoccola, puttana, troia" che specifi-
cano un certo tipo di donna, usati ed abusati con abbondanza,
spessissimo fuori luogo anche come bestemmia, come intercalare,
piovono a iosa giudizi sulla moralità femminile. Mentre per defini-
re il maschio che va a prostitute mancano le parole, il noto avvo-
cato di Berlusconi è ricorso con sapienza oratoria al temine "uti-
lizzatore finale", che tutte abbiamo notato.
Questa mancanza di vocaboli sui nostri compagni in cerca di
sesso a pagamento, questo vuoto lessicale vorrà dire qualcosa: co-
me spesso ribadito, le parole che usiamo, sono coniate al maschi-
le. Siamo state zitte, complici, assenti anche in questo.
Inventiamoci dunque un linguaggio appropriato e sfoghiamoci
un po': è l'ora dei neologismi da inventare e portare avanti. Io but-
to un sasso: i sesso-peripatetici, i postribolisti, i viliviri (per non di-
re cazzi), i sex-paganti (e le sex-appaganti), i pro-magnaccia.
...Spero ne seguano altri
e vincano le migliori invenzioni.
Graziella Poluzzi - www.women.it/umorismo/
Mi vengono in mente gli aventi-bisogni e i fallofelloni. Il sasso è
lanciato e la sfida è assai stimolante. Possiamo anche vagliare l'i-
potesi di lanciare un concorso che, senza bisogno di fare verifiche,
pensiamo sarebbe il primo del genere. Iscriveremmo d'ufficio l'on
Ghedini che, ironia della sorte, potrebbe pure vincere. Chissà che
successo sarebbe!


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