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Numero 9 del 2009

Dialoghi impossibili


Foto: Dialoghi impossibili
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Testi pagina 41

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da del mondo e "fare nell'angoscia e nel-
l'orgoglio il noviziato della sua trascen-
denza". Anziché vegetare nell'immanen-
za, la donna dovrà accedere alla tra-
scendenza oltrepassando il dato della
sua condizione naturale e assumendo la
libertà e la responsabilità delle sue scel-
te. Ma - avverte la de Beauvoir - è un
cammino tutt'altro che agevole: la don-
na spesso si compiace nella parte del-
l'Altro e l'uomo trova in lei una compli-
cità profonda. D'altra parte, nella co-
struzione di situazioni di inautenticità
per le donne, gli uomini hanno creato
senza accorgersene le condizioni per la
loro stessa illibertà.
"Donna non si nasce, si diventa". La
celebre frase con cui si apre la seconda
parte del saggio prefigura con largo an-
ticipo il concetto di genere e la nozione
della costruzione sociale dei sessi. La
credenza nella piena umanità della
donna e nel suo diritto a definire se stes-
sa - al centro del femminismo 'umanisti-
co'- è parsa tuttavia alle odierne espo-
nenti del 'femminismo differenzialista'
una visione legata ad un modello di
emancipazione omologante, prettamen-
te maschile. Numerose sono le critiche
rivolte al Secondo sesso dalle teoriche
del pensiero della differenza.
La de Beauvoir, in sostanza, addite-
rebbe alle donne un ideale di persona
umana di tipo universalistico e di
ascendenza kantiana, senza avvedersi
che si tratta di un universalismo fittizio
di cui resta celata la natura sessuata e
androcentrica. Ciò spiegherebbe la sua
sottostima delle tradizionali attività di
cura delle donne e soprattutto la sua
svalutazione della procreazione, ritenu-
ta 'funzione' meramente naturale.
Com'è noto nella maternità e, so-
prattutto, nella mistica che l'accompa-
gna, la filosofa francese ravvisa una
delle cause principali della dipendenza
della donna, la cui 'dis-
grazia' è di essere destina-
ta a riprodurre la vita. Si
tratta di una delle tesi più
contestate del saggio. Col
sorgere del 'pensiero della
differenza' e il prevalere
nel femminismo della di-
mensione culturale su
quella ideologica, si privilegiano infatti
i temi relativi al corpo, alla sessualità
alla fisiologia, riguardati come specifici
delle donne.
Decisiva è altresì la distinzione tra
maternità come istituzione, controllata
dalla società patriarcale e fonte di op-
pressione, e maternità come esperienza
originaria, forza unificatrice del movi-
mento femminista. Studiose di psicoa-
nalisi e psicologia sociale - la più nota è
Carol Gilligan col suo libro "Con voce
di donna" - riflettono sul 'pensiero ma-
terno', esaminando le capacità e le atti-
tudini che l'esser madre avrebbe svilup-
pato nella donna.
Potremmo dire che se il mito della
donna come Altro era per la de Beau-
voir uno dei principali ostacoli alla rea-
lizzazione della donna come persona,
ora tale alterità non è più vissuta dal
femminismo post-moderno come una
condizione che deve essere trascesa,
bensì come una peculiarità da rivendi-
care orgogliosamente: un modo d'essere
e di pensare che significa estraneità ri-
spetto alla cultura dominante e ai suoi
valori, ma che è insieme condizione pri-
vilegiata per avviarne una critica radi-
cale. La distanza tra i due femminismi
non potrebbe essere più netta. In effetti,
occorre aggiungere, l'obiettivo della lot-
ta della de Beauvoir era di garantire al-
le donne l'accesso al mondo dei valori
creato dagli uomini nella convinzione
che "l'avvenire non potrà che condurre
ad una loro assimilazione sempre più
profonda nella società una volta ma-
schile". In tal modo, veniva negata una
specifica creatività femminile capace di
esprimere le esperienze peculiari - stori-
che, sociali, biologiche - delle donne e le
loro particolari letture del mondo.
Non si deve tuttavia dimenticare che
l'auspicio generoso che guida la sua vi-
sione è quello di un incontro fraterno tra
i sessi che consenta di riconoscersi reci-
procamente nella scoperta di un'alterità
finalmente positiva: un incontro che si-
gnifichi dialogo paritetico, nella dialet-
tica della differenza e della somiglian-
za. 'Fraternità' è davvero parola chiave,
dal momento che nell'uno come nell'al-
tro sesso si svolge lo stesso dramma,
della carne e dello spirito, del finito e
del trascendente :"ambedue sono rosi
dal tempo, spiati dalla morte, hanno lo
stesso bisogno essenziale l'uno dell'altro
e possono trarre dalla loro libertà la
stessa gloria; se sapessero goderne non
sarebbero tentati di disputarsi falsi pri-
vilegi e la fraternità potrebbe nascere
tra loro".
Probabilmente la sfida che sta di-
nanzi alla cultura femminista oggi con-
siste nella ricerca di una nuova sintesi
che sappia coniugare le istanze innova-
tive espresse dal pensiero della differen-
za con l'eredità irrinunciabile del fem-
minismo umanistico, espressa esemplar-
mente da Simone de Beauvoir, forse
maestra 'cattiva', come è stata talora
definita, per la sua severità e intransi-
genza, ma non certo 'cattiva maestra'.
la sfida della cultura femminista è nella ricerca
di una sintesi che coniughi le istanze innovative
del pensiero della differenza con l'eredità
irrinunciabile del femminismo umanistico


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