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Numero 5 del 2006

L'altra metà


Foto: L'altra metà
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Testi pagina 9

di madre in figlia
Ci ha dimostrata un'Italia divisa tra due poli contrappo-
sti: in ognuno la convinzione che tutto il male sia nell'altro.
Visioni diverse, approcci diversi. Una grossa insoddisfazione
in entrambi gli schieramenti, una grande speranza di chi -
pur per poco - ha vinto ed attende forti risposte da coloro a
cui ha affidato anche il proprio futuro. Insopportabile il
sospetto di brogli elettorali: ci siamo sempre pensati come un
popolo civile e la Cassazione ce lo ha confermato.
Occorre confermare a chi ha votato che la fiducia riposta
nello schieramento è stata ben affidata. C'è bisogno di cam-
biamenti e di ridare speranza a chi ormai vede solo difficoltà.
Il voto in generale: scostamenti, come hanno influito i gio-
vani, le differenze territoriali. Vorrei capire anche quante
donne sono riuscite ad entrare e quali ruoli verranno a loro
affidati.
Sono indispensabili subito segnali forti di cambiamento.
Magari anche iniziando dagli affidamenti degli incarichi.
Incerto fino all'ultimo, il risultato delle elezioni ha sorpre-
so chiunque: la destra, sconvolta per la sconfitta, non si è
rassegnata ed ha cercato voti immaginari in ogni dove; la
sinistra, un po' più tranquilla data la vittoria di Prodi, ha
comunque mostrato una certa amarezza dovuta alla troppo
piccola differenza di voti che l'ha portata al traguardo. Su
una cosa non ci piove: la situazione è cambiata e adesso è il
momento per la sinistra di dimostrare ciò che può fare.
Il significato dimostra ciò di cui tutti c'eravamo già accor-
ti: gli italiani erano delusi dal governo ed hanno preferito un
cambiamento. Ora il cambiamento deve attivarsi.
Come mai tante incertezze? Voti persi, brogli elettorali …
o forse soltanto grande bravura nell'arrampicarsi sugli spec-
chi? Questo vorrei approfondire, perché come dice la canzo-
ne "bisogna saper perdere".
Difficile, stancante, criticato, forse esasperante ma anche:
necessario, importante, innovativo e - si spera - proficuo.
Il significato è …
Rispetto ai risultati mi piacerebbe approfondire…
Governare sarà…
L’Italia divisa in due dal voto
noidonne maggio 2006 9
Rosa M. Amorevole Alessandra Pennello
Il risultato delle elezioni …
Sondaggio di aprile
Per me il lavoro rappresenta…
Una recente ricerca condotta in Italia, Spagna e Francia, è stato misurato il differenziale salariale fra donne e uomini. Il nostro Paese,
purtroppo, registra ancora le percentuali più alte: le italiane presentano lo scompenso maggiore con una differenza del 28,7% nel set-
tore privato, contro il 26,9% delle spagnole e il 14,5% delle francesi. Le dirigenti in Italia sono solo il 9,6% del totale, il 17,2% dei qua-
dri. Eppure studiano di più ed hanno risultato spesso migliori di quelli dei colleghi di sesso maschile. Il 78,1% delle donne ha conseguito
il diploma di scuola superiore (contro il 67,8% dei maschi), e il 56,2% degli studenti universitari è di sesso femminile. Si impegnano in
gioventù, coltivano la formazione continua in autonomia (perché la formazione aziendale favorisce maggiormente l'altro sesso), hanno
maggiori aspettative dal lavoro ma da questo, spesso, rimangono deluse. Questo emerge anche dal sondaggio del mese. Solo il 14% ritie-
ne che il lavoro sia "un male necessario", le risposte rimanenti si polarizzano tra le risposte "è un modo per mettere a frutto le mie com-
petenze, per ottenere riconoscimenti, per dimostrare che valgo" (43%) e "pur in condizioni non idilliache, rappresenta un'opportunità di
indipendenza economica e di riconoscimento delle mie abilità" (43%). Le nostre lettrici nel lavoro vorrebbero trovare soddisfazione per-
sonale ed economica, un luogo ove realizzare le proprie potenzialità professionali. Ma anche rispetto, valorizzazione delle competenze
e non della disponibilità incondizionata, lealtà, non discriminazione ovvero parità di opportunità per donne e uomini. Insomma, anche
la possibilità di progredire, visto che siamo brave. Infatti non vorrebbero dover incontrare quotidianamente ambienti ostili e poco atten-
ti alle persone, competizione esasperata e sleale anche fra donne, sfruttamento, discriminazione, non valorizzazione delle qualità per-
sonali. Per chi ha figli, magari alle soglie dell'entrata nel mercato del lavoro, nasce il problema di spiegare ai giovani che nella vita lavo-
rativa gli affetti possono essere un impedimento alla carriera, che la bravura ha una valenza non sempre prioritaria tanto che - a dif-
ferenza di quanto avveniva a scuola - talvolta non viene riconosciuta. Ma se il lavoro nobilita l'uomo, vale lo stesso concetto quando
parliamo della lavoratrice? Pur riconoscendo l'opportunità di una maggiore indipendenza economica, emerge la fatica della concilia-
zione tra tempi di vita e di lavoro, così come i sensi di colpa nei confronti dei figli, le difficoltà che possono portare ad avere problemi
anche con il partner. Insomma, il lavoro è importante ma parlare di soddisfazioni è ancora difficile in presenza di tante discriminazio-
ni. E "se la donna diventasse più furba"? chiede una lettrice. Forse la furbizia da sola non basta, sicuramente un potente lavoro contro
la discriminazione, la promozione di una reale parità e il sostegno per donne e uomini di un welfare attento ai cambiamenti della socie-
tà, potrebbero dare una mano.
Rosa M. Amorevole


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