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Numero 5 del 2006

L'altra metà


Foto: L'altra metà
PAGINA 22

Testi pagina 22

maggio 2006 noidonne22
Presidente Pieralli, lei è al vertice del
Comitato Impresa Donna di CNA
Emilia-Romagna dall'aprile 99 e
rimarrà in carica sino all'aprile
2007. Quali sono gli obiettivi che
vorrebbe raggiungere entro la fine
del suo mandato?
Vorrei concludere il percorso di sensi-
bilizzazione nei confronti delle istituzio-
ni, rispetto al tema dell'imprenditoria
femminile e auspico che la Regione
Emilia-Romagna attivi il tavolo politico
inter-assessorile, composto da tutte le
imprenditrici di tutte le associazioni di
categoria, a sostegno e promozione del
lavoro autonomo e d'impresa delle
donne. Abbiamo bisogno oggi più che
mai di una rappresentanza diretta dove
poter crescere anche come cittadine.
Dal punto di vista imprenditoriale,
esistono delle differenze tra l'essere
donna o uomo?
Certamente. Lo stile di direzione fem-
minile è generalmente più rassicurante e
culturalmente le donne mettono al cen-
tro dell'attenzione le persone e non i
simboli o le cose.
Non c'è sempre omogeneità tra le
donne che fanno impresa e quindi esi-
stono ancora oggi imprenditrici che pra-
ticano modelli di potere maschili, ma
indagini condotte a livello europeo,
indicano che per essere autorevoli non
serve essere autoritari.
Qual è il contributo che le imprendi-
trici possono dare allo sviluppo di
un territorio e quale alla battaglia
contro le discriminazioni?
Un contributo di valori e di contenu-
ti. Una donna e la sua impresa vivono
in un contesto che se non funziona crea
disagi alla donna, alla madre, alla
moglie, all'economia, alla società, agli
anziani.ecc... Non permettere ai valori e
alle competenze che le donne oggi espri-
mono di manifestarsi è una vera perdita
collettiva, un rallentamento allo svilup-
po anche culturale di un territorio ed è
la più grave delle discriminazioni.
L'altro grande tema è quello degli ste-
reotipi. L'uscire da queste ottiche deve
essere l' impegno di tutti.
Le donne imprenditrici in Emilia-
Romagna in generale, sono una real-
tà importante, in continua crescita.
Operare in una Regione come questa,
che vanta primati in diversi settori,
incentiva la nascita di nuova
imprenditorialità femminile?
Certo la nostra è una condizione pri-
vilegiata, ma nulla ci è stato
regalato.La partecipazione alla vita
politica è la condizione per creare le
opportunità al lavoro delle donne. Il
lavoro autonomo e l'impresa femminile
crescono in Emilia-Romagna come in
altre regioni. Il vero problema è che que-
sta crescita va sostenuta, qualche volta
accompagnata fino al consolidamento,
altrimenti se non governata in maniera
intelligente rischia di diventare un boo-
merang; aspettative deluse, disastri eco-
nomici, familiari, frustrazione. Non
dimentichiamoci che siamo in una fase
di recessione e di congiuntura senza pre-
cedenti. Quindi, l'accompagnamento ed
il consolidamento sono oggi più che mai
necessari.
Cosa potrebbe fare la Regione
Emilia-Romagna, a suo avviso, per
rispondere sempre di più alle esigen-
ze della donna imprenditrice?
L'attenzione che la nostra Regione ha
posto a questi temi è senz'altro ammire-
vole e fonte di soddisfazione per tutti.
Tuttavia ritengo indispensabile concen-
trarsi sempre di più su di un aspetto
forse un po' trascurato: il risultato a
fronte degli investimenti. La divulgazio-
ne delle buone prassi è un passo impor-
tante ma, manca di una valutazione del
rapporto tra investimento e obiettivo.
Le donne in Emilia-Romagna, come
emerge dalle indagini, fanno impre-
sa per vocazione o per realizzare i
propri desideri e non certo per argi-
nare la disoccupazione, che comun-
que resta abbondantemente al di
sotto della media nazionale. Qual è
il messaggio che vuole lanciare alle
giovani donne affinché intraprenda-
no la strada dell'imprenditorialità?
Di misurarsi, di provarci, di spender-
si,di rischiare. Fare impresa è difficile e
pericoloso.Il rischio della delusione e
dell'insuccesso è sempre in agguato e
sopratutto di questi tempi. Fare impresa
non vuol dire soltanto partecipare all'e-
conomia della propria famiglia ma
anche a quella del territorio e del pro-
prio contesto sociale indipendentemente
dalle dimensioni dell'attività. La nostra
Regione pone al centro dell'attenzione il
valore della coesione sociale già da
decenni, valore che non prescinde da
una economia partecipata e diffusa,
così come è oggi nelle linee guida
dell'Unione Europea.
E le criticità quali sono?
Sembra incredibile ma anche qui da
noi i limiti sono ancora quelli culturali.
L'impresa femminile è sempre un po'
"meno credibile" di quella maschile per-
chè deve dimostrare il suo valore e le sue
garanzie. Quando poi l'impresa deve
convivere col ruolo di donna, di moglie,
di madre, il discorso si fa complicato.
Declinare tutto questo richiede strumenti
adeguati a realtà veramente complesse.
In conclusione, una donna dinamica,
determinata, tenace e affermata come
lei, ricca di esperienza, potrebbe met-
tersi a disposizione della politica?
Certamente, per una politica che però
abbia le caratteristiche di innovazione,
di dinamismo, di determinazione, di
tenacia, che oggi la civiltà ci richiede,
per la politica dei valori, per le donne e
per gli uomini.
Una questione di stile
Intervista a Lucilla Pieralli
"La partecipazione alla vita
politica è la condizione per
creare le opportunità
al lavoro delle donne"
Donatella Orioli


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