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Numero 5 del 2006

L'altra metà


Foto: L'altra metà
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Testi pagina 6

maggio 2006 noidonne6
D'istinto mi è venuto di pensare:"bene, Berlusconi non è più primo
ministro; ma io come ci vivo in un paese
per metà così impensabile fino a ieri?".
Poi si razionalizza e si capisce che biso-
gnerà inventarsi parecchia politica per
convertire gli egoismi incivili. Tuttavia è
stato un colpo allo stomaco leggere in
un'intervista a Giuseppe De Rita, presi-
dente del Censis (Repubblica, 12 apri-
le), che tra gli errori del centrosinistra
l'illustre sociologo cattolico annovera
"quello di aver continuato a parlare di
interesse collettivo e non di interesse
tout court. L'italiano sarà bizantino, ma
il bene comune non lo conosce più".
Anche la presentazione del programma
non è stata la migliore: "Il guaio è stato
articolarlo per temi. Io l'avrei costruito
dividendolo sulle esigenze del territorio,
area per area: la polemica sulla Tav in
Piemonte ha portato voti al centrode-
stra, che ha monetizzato le paure di chi
teme di tagliar fuori dalla ripresa euro-
pea la parte più dinamica del paese.
Al Friuli poi devi spiegare come
l'Italia aggancerà i mercati dell'Europa
centrale e orientale".
Forse è vero che non c'è più il senso
del collettivo che c'era al tempo delle
ideologie; forse problemi locali di
impatto generale sconvolgono il quadro
di riferimento valoriale. Ma non si può
prendere atto dei pericoli e dare ragione
a Berlusconi che li ha sfruttati, corrom-
pendo ulteriormente il paese. Finché "è
compito della Repubblica rimuovere gli
ostacoli di ordine economico e sociale
che, limitando di fatto la libertà e l'u-
guaglianza dei cittadini, impediscono il
pieno sviluppo della persona umana e
l'effettiva partecipazione di tutti i lavo-
ratori all'organizzazione politica, eco-
nomica e sociale del Paese", e finché la
scuola sarà pubblica non si può accet-
tare che non ci sia più conoscenza del
bene comune, che è espressione equivo-
ca perché dove non c'è conoscenza, non
c'è bene comune. E, analogamente, non
si può accettare che la Tav (l'alta velo-
cità Torino-Lione) sia un problema del
solo Piemonte o che le comunicazioni
del Veneto con l'Est dell'Europa non
riguardino anche i mercati pugliesi e gli
autotrasporti dell'intera costa adriati-
ca. Altrimenti dovrebbe andarci bene la
devolution di Bossi. Purtroppo
Berlusconi ha fatto scuola di cinismo e
per questo, dopo averlo ridicolizzato,
l'Europa ne teme il contagio. Non sono i
temi di un programma elettorale, ma il
lavoro politico di lungo periodo che
consolida i paesi, fatti ormai di "gente"
che, anche se non è più "popolo", non
per questo è una variabile di sistema
dipendente dal mercato. Occorre dare
regole al mercato e far sì che si lavori
per vivere e non si viva per lavorare.
Penso che Prodi abbia la tenacia osti-
nata per farcela. Ma occorrerà tutta la
pazienza del centrosinistra per non per-
dere il controllo dei nervi davanti alle
provocazioni che quotidianamente ci
ammannirà il caimano e ai tentativi di
inquinamento dell'informazione che
continueranno a somministrare le "sue"
reti (se va bene in un paio d'anni riusci-
remo a mandare sul satellite Rete4, ma
il resto Silvio se lo tiene). Ci saranno le
prese di distanza degli alleati di destra,
che debbono pensare al futuro in termi-
ni di nuova leadership; ci aiuteranno
come ha fatto Tremaglia che, convinto
di portare milioni di voti reazionari dal-
l'estero (ci pensavo anch'io), ha costa-
tato che da lontano le gente anche
moderata vedeva non la destra, ma
Napoleone, il pagliaccio.
Morale: dobbiamo tenere in piedi
tutta la nostra capacità di far fronte a
una politica di emergenza che ha biso-
gno del massimo di unità e di coerenza:
resistere, resistere, resistere.
Seconda morale: neppure io ho parla-
to delle donne, delle loro politiche, delle
loro esigenze. Questo significa che anco-
ra contiamo troppo poco e dovremo -
come sempre- lavorare di più sia sul
fronte comune, sia su quello del bene
che le donne possono trasmettere alle
istituzioni, che non hanno in sé volto
femminile. Sperare nelle donne di gover-
no? Anche; ma bisogna che le sostenia-
mo noi dal basso. Comunque, sarebbe
molto bello vedere Anna Finocchiaro
vicepresidente.
L’altra metà dell’Italia
Futuro prossimo / 1
quella che non ha ceduto alle
lusinghe del “Caimano” e che
crede ancora nel bene comune,
nel diritto e nell'uguaglianza
dei cittadini
Giancarla Codrignani


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