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Numero 5 del 2006

L'altra metà


Foto: L'altra metà
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Testi pagina 41

scimento del "secondo sesso" (di cui Si-
mone De Beauvoir è emblema) e una
terza fase, a cui appartiene lei stessa, e
che è caratterizzata dal "contributo del-
le donne alla pluralità del mondo". Og-
gi, dice Kristeva, la singolarità e libertà,
il "chi" femminile, costituito dell'osmosi
di vita, pensiero, corpo, scrittura, e og-
getto d'amore che costituiscono una
unità costante, la "carne del mondo",
può, e deve, esprimersi in tutta la sua
pienezza. Una pienezza che va nella di-
rezione opposta del danno più grave per
tutte le società, causa dei mali peggiori:
smettere di pensare, non dare più valore
al pensiero critico e originale. Pratica-
mente, ciò che Arendt intravide nel na-
zista Eichmann (La banalità del male),
e che sta succedendo adesso in un mon-
do robotizzato, in cui il marketing ha
più valore della vita umana, e che sem-
bra dimentico che la vita non è solo zoe,
pura materialità, e non è neanche quel-
la irrilevante "nacque-lavorò- morì", di
geni come Mozart, riconosciuti solo per
la sua opera.
Il "genio" delle donne da cui Kristeva
si è lasciata viaggiare non è quello "ec-
cezionale", "divino" dei grandi uomini di
genio, ma piuttosto "il rifiuto a lasciarsi
ridurre al rango di prodotti o di appa-
renze... l'invenzione terapeutica che ci
impedisce di morire di uguaglianza in
un mondo privo di al di là" (cito dal vo-
lume su Arendt). Il genio è nella loro
soggettività e nella capacità di trovare
strade originali e autonome in un mon-
do che non le prevedeva.
Questa genialità alla portata di tutti
(che caratterizza la vita dotata di senso
'bios', non 'zoe') ha fatto da motore, in
modo diverso, alle tre donne della trilo-
gia, portandole lungo processi esisten-
ziali complessi e plurali, come sono
quelli di ogni individualità umana. Per
Arendt il motore principale era la com-
prensione: "colei che comprende fa na-
scere un senso nel quale si legge, tra-
sformato, quello degli altri. Tocca a noi
decifrare questo processo del pensiero in
azione, che si costruisce-decostruisce".
Per Colette "il godimento continuo e dif-
fuso, scrupoloso e sensuale". Ma questi
sono dettagli, e quando si scrive sulla
vita e l'opera di una donna, ci avvisa
Kristeva, bisogna stare molto attente a
non farne un elenco di dettagli, che pos-
sono soddisfare la curiosità di chi legge
ma impedire "di vedere insiemi assai più
attraenti, ma anche pericolosamente
più complessi".
E questo vale anche per me, mentre
mi lascio parlare dentro Carla Lonzi, e
ho tutta l'aria di stare criticando l'ec-
cesso di cultura 'maschile' nel modo di
scrivere (perchè tutte quelle citazioni
molto dotte e date per scontate?) e di
parlare di Kristeva, anche se mi piaccio-
no le sue idee. Ma l'insieme, pericolosa-
mente più complesso, non si ferma alle
critiche e non è fatto di opposizioni
bianco/nero, giusto/sbagliato, perchè
contiene le "piccola verità" sia di Kriste-
va che di Lonzi, come di tutte le altre
donne come loro, mosse da autenticità,
dal desiderio di volere vivere in maniera
autentica nel mondo, trovando percorsi
originali e rinunciando "a paludarsi nel
mondo maschile della Verità".
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paludarsi nel mondo maschile della Verità o fuggire alla presa?
Dialogo, ancora aperto tra Julia Kristeva e Carla Lonzi dopo la
pubblicazione della trilogia e la conferenza dell’autrice
da Carla Lonzi Taci, anzi parla
Scritti di Rivolta Femminile, Milano, 1978:
5 settembre 1975
Cara Julia (Kristeva), io credo che il dramma tra
noi donne stia in questo: che una parte di noi tenta di
funzionare come quella "piccola verità" che tu dici,
mentre la maggioranza, per ora, adopra gli elementi
di quella piccola verità, scoperta, vissuta, sminuzza-
ta dalle altre, e se ne fa strumento per paludarsi nel
mondo maschile della Verità. In questo passaggio si
opera un tradimento sostanziale che vanifica la pic-
cola verità e perciò l'esistenza di quelle di noi che si
identificano in essa. E vanifica l'azione femminile,
poiché l'uomo è portato a riconoscere la donna quando essa gli appare come il
fondamento di se stesso, e cioè quando gli garantisce il piano dei valori, quando
lo asseconda nella sua opera di rimozione (come tu hai chiarito). Il femminismo
contiene entrambe queste tipologie femministe, ma il fatto che si possa vedere il
femminismo esclusivamente come un'autoinvestitura delle donne a essere "la
Verità dell'ordine temporale" non fa altro che suffragare la mia ipotesi. Di qui l'o-
dio tra donne. infatti queste ultime finiscono per attivare la sofferenza del misco-
noscimento nelle altre, la cui autenticità diventa sinonimo di impotenza e di can-
cellazione di sé. Elettre non sono solo le donne che, dimentiche della guerra tra i
sessi, si alienano nella società facendosi portatrici di valori paterni, ma anche
quelle che spostano la lotta femminista (analogamente a quanto fanno i femmi-
nisti) sul piano delle idee come mezzo di dominio. Ora entrambe queste categorie
femminili rispondono ai richiami della vaginalità (in senso lato), mentre le donne
che agiscono secondo la piccola verità, sono psichicamente clitoridee. Anche le
omosessuali possono essere estremamente vaginali. Le donne di cui l'uomo ha par-
lato e scritto, cioè di cui ha registrato l'esistenza, non sono altra che diversifica-
zioni di vaginali.
L'altra non esiste e il motivo è il motivo è da ricercare proprio all'interno del
mondo femminile, che per questo risulta così dilaniato. L'altro femminismo quello
di cui non si parla, di cui non si può parlare perchè parla da sé e che vive nei foco-
lai del riconoscimento (in questo senso) fra donne - focolai inutilmente clandesti-
ni perché sono da un lato invisibili, dall'altro continuamente mediati dalle volen-
terose che intendono renderli competitivi, perciò visibili, mentre è l'occhio altrui
che deve cambiare - l'unico femminismo che riscatti un nome altrimenti equivoco,
è questo. Affrontato individualmente questo scoglio, che per ora collettivamente è
insuperabile, resta da vedere in che modo la piccola verità funziona.
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